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Marilena Raimondi non è alle prime prove nella pratica pittorica. Ha dietro di sè, sia pure non a tempo pieno, un decennio oramai di studio e di attività pittorica che ha affinato la sua accesa emotività e rinsaldato la sua pratica espressiva. Col trascorrere degli anni è andata precisando la propria visione delle cose, dando ordine e proprietà al modo di estrinsecarle.

Ancora un ulteriore merito le và riconosciuto, quello cioè di non essersi lasciata travolgere dalla frenesia di allestire mostre personali prive dell'autentica motivazione legata al bisogno di documentare le fasi di una ricerca e gli sviluppi e gli affinamenti ad essa correlati.

Le sue pubbliche apparizioni erano limitate alla partecipazione ad alcuni concorsi di pittura dell'area vicentina e veneta, dove tuttavia era riuscita a destare l'interesse dei membri della giuria, che non avevano esitato nell'attribuirle qualche premio e segnalazioni di merito.

Marilena Raimondi non accusa alcuna incertezza, alcuna fatica nel cercare quella fluidità emotiva del colore che la contraddistingue; la trova semplicemente e direttamente nello stesso istante della percezione che implica una valenza lirica. Direi che l'immagine sgorghi con istintiva felicità pittorica implicante il senso vivo della luce.

Il legame con la realtà, in lei, rimane ancora saldamente radicato, ma ciò non le impedisce di sciogliere le forme e di riproporle come se siano soggette a passare attraverlo il filtro della luce per cogliere gli aspetti più nascosti e seducenti.

A questo proposito, mi sembra che qualcosa del tonalismo veneto sia passato, sciogliendosi e liquefacendosi, nella sua pennellata, alla fine luminosa e intensa, a dare al colore una valenza atmosferica che assorbe la forma dell'emozione. Una ragione, questa, che induce a ritenere la sua pittura come sospesa tra realtà e sogno, sensibile ad accogliere la trascrizione lirica mantenendo quel filo d'incantesimo che la foga del dire, non interrompe, né smarrisce.

Ciò avviene perchè Marilena Raimondi continua a credere in uno stato felice congenito al momento che fugge, nell'attimo da fermare, fragile ma pur sempre vivo. E' allora da dire che nonostante sia vitale questo senso di realtà, esso va via via sciogliendosi come sollecitato a passare attraverso l'apertura a suo modo filtrata del sogno.

Un'ultima osservazione, certamente non marginale a mio modo di vedere, mi sembra utile e anche illuminante formulare: quella cioè che Marilena Raimondi proviene dalla meritoria scuola di Otello De Maria; ma lascia vedere di essere rimasta condizionata a guardare con gli occhi del suo maestro e a tentare di rifarne i temi e i modi. Ha capito l'importanza di quella lezione e ha cominciato a seguire il difficile cammino dell'autonomia espressiva, con determinazione e con esiti che mi sembrano già di qualche rilievo.

Arzignano, Gennaio 1989.

Salvatore Maugeri


E' tutta una festa di tinte. Un fluire di onde colorate attorno ad architetture di petali appena fioriti nel tepore del primo mattino. Atmosfere campestri ad evocare gli incontri felici con la natura. Volti che risolvono ogni tensione nel mitico mondo ritratto dei sogni infantili. Paesaggi dove regna sovrana la pace grandiosa della campagna assieme alla musica inventata dagli esseri umani a rompere i silenzi dell'angoscia e farsi canto d'amore.

Queste le immagini armoniose negli oltre venti dipinti di Marilena Raimondi esposti alla Galleria Scrimin di Bassano durante la prima decade estiva.

Il frutto maturo di una ricerca appassionata e vitale. Di un cammino lungo due decenni percorsi dall'artista con la determinazione e la costanza premiate dagli esiti ora raggiunti.

I temi sono quelli di sempre. Ma lo spirito è nuovo e questa serie di opere recenti, sia acquarelli che oli, lo mettono in luce. La tecnica è sicura nel dipanare una materia pittorica ora rarefatta ora corposa. Ma per ogni dove esaltata dalle accensioni di sentimento e dalla chiara esigenza interiore di recuperare sulla tela tutti i colori di un giorno amico dell'uomo. Da qui l'estesa gamma cromatica, spesso registrata en plein air dalla pittrice, forte di una bravura conquistata con l'umile paziente merito di cui pure è debitrice del suo maestro Otello De Maria.

Vicenza, 12 Maggio 1998.

Marica Rossi

 

 

 

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